È morto Sacconi
(forse il più grande dei liutai)


di Elia Santoro

«La Provincia» di Cremona
27 giugno 1973


Simone Fernando Sacconi, liutologo di fama internazionale, cittadino onorario di Cremona e appassionato studioso della liuteria classica, è morto a New York, in seguito ad un improvviso malore, all'età di 78 anni. La notizia, giunta in città attraverso un telegramma della moglie Teresita Pacini, ha lasciato costernati tutti coloro che lo hanno ben conosciuto, apprezzandone le doti di artista e di liutaio, e che con lui avevano collaborato per molti anni per rendere sempre più nota e più apprezzata l'arte degli antichi maestri cremonesi.

Fernando Sacconi era stato, ancora una volta, a Cremona nell'autunno scorso per portare a termine il libro «I ‘segreti’ di Stradivari» che sta ottenendo in tutto il mondo un grande successo. È la sola pubblicazione che Sacconi abbia portato a termine, rendendo noti, finalmente, l'arte, il genio di Antonio Stradivari attraverso la sua più che sessantennale esperienza liutaria fatta quasi interamente presso la casa Wurlitzer di New York.

Nota in tutto il mondo, la sua bottega di New York era considerata come un porto di mare che ospitava violini celebri in avaria. Tutti gli Stradivari, gran parte degli Amati, i Guarneri del Gesù, i Bergonzi, i Guadagnini e i Gasparo da Salò sono passati, almeno una volta, sotto le sue mani e sono stati sottoposti alle amorose cure del grande chirurgo. Sacconi, oltre che liutaio, era un perfetto restauratore. Ha ridato la vita a decine e decine di strumenti ad arco, ha riconosciuto l’autenticità di qualche centinaio di violini. Per questo lungo, appassionante, meticoloso e difficile mestiere, Sacconi si era talmente impadronito dell’arte di Stradivari che egli si considerava la copia conforme del grande cremonese.

Tutti i «segreti» (metteva sempre le virgolette quando pronunciava questa parola) gli erano noti da decenni e desiderava che qualcuno li ereditasse per tramandare la eccelsa arte non più né imitata, né superata. Da qui nacque l’idea del libro, un testo che sarà destinato a far ricordare per sempre Sacconi, un maestro che, alla timidezza naturale, aggiungeva la modestia e la riservatezza. Con la collaborazione del prof. Alfredo Puerari, del dottor Bruno Dordoni e del professor Andrea Mosconi, è stato possibile giungere alla pubblicazione grazie anche al validissimo contributo della Libreria del Convegno che si è assunta oltretutto l’impegno della diffusione. Sacconi stava già provvedendo alla traduzione inglese (in seguito sarebbe venuta anche quella francese), ma il destino gli ha fermato la mano sulle prime trenta pagine.

Lo ricordano in molti, qui a Cremona, presso la Scuola internazionale di liuteria, dove aveva dato parecchie lezioni, lo ricordano i maestri liutai, i molti amici che egli amava come se fossero della sua famiglia. Era sempre accanto alla sua adorata Teresita che era, oltre che moglie, anche confidente, segretaria, consolatrice, amica. Il sindaco Zanoni, durante una bella e commovente cerimonia svoltasi nel Salone dei Quadri del palazzo comunale, gli aveva conferito la cittadinanza onoraria perché Sacconi, sebbene romano di nascita e cittadino americano, si sentiva, prima di tutto, un cremonese.

A Cremona, come egli sovente ripeteva, si sentiva a casa sua, in compagnia di Antonio Stradivari; i mesi più belli sono stati appunto quelli trascorsi all’ombra del Torrazzo. Ci veniva per trascorrere le vacanze, ma in realtà veniva a lavorare, per conoscere sempre più profondamente il mondo nel quale gli antichi liutai vissero e produssero. E quando, neppure una ventina di giorni fa, i responsabili della Scuola internazionale di liuteria lo invitarono a presiedere la commissione giudicatrice della quinta mostra biennale liutaria del prossimo settembre, egli rispose immediatamente, con entusiasmo e con gioia. Non cercava di meglio.

Ancora una volta il destino non ha permesso che questo suo desiderio potesse avverarsi. Ne aveva molti altri di desideri, tutti rimasti irrealizzati. Voleva, per esempio, che Cremona ritornasse ad essere quel centro propulsore che fu per oltre 250 anni tra il XVI e il XVIII secolo; che da Cremona partissero i moderni maestri liutai; che Cremona finalmente e definitivamente diventasse la maestra della liuteria. Ora egli ci ha lasciato insegnamenti, esperienze, prove e saggi che non potranno più essere dimenticati.

Simone Fernando Sacconi credeva incondizionatamente alla lezione di Antonio Stradivari del quale voleva che si sapesse tutto: dell’artista, però, e non del mago, come ci aveva diversamente tramandato la letteratura ottocentesca. Il prof. Puerari, nella prefazione al libro, ci ha lasciato una bella biografia di Sacconi e, se ben poco c’era da dire della sua vita privata, moltissimo c’era da dire, invece, della vita del liutologo. “Bastano un paio d’ore della sua compagnia – scrive Puerari – per essere contagiati sull’argomento”. Lo sapevano tutti a Cremona. Nonostante l’età, la pressione alta che spesso lo angustiava, Sacconi viaggiava, lavorava ai violini, studiava, andava per la campagna del Cremonese in cerca dei legni, delle pianate, delle erbe usati da Stradivari.

Oltre al libro dei «segreti» Sacconi ha messo a disposizione degli studiosi anche il «Catalogo dei cimeli stradivariani» del Museo «Ala Ponzone». È un catalogo che va oltre l’arida elencazione di forme, di arnesi, di attrezzi.

Fernando Sacconi ci ha lasciato all’improvviso e in silenzio, come avvenne per Antonio Stradivari nel 1737, ma da lui intere generazioni di appassionati e di studiosi hanno ereditato un bagaglio infinito di nozioni e di conoscenze che serviranno a perpetuare ai posteri l’arte della liuteria. Egli ha anche validamente contribuito con le amministrazioni locali (Ente del Turismo, Comune) e privati cittadini affinché tre pregevoli cimeli di Andrea e Nicolò Amati e di Antonio Stradivari ritornassero, dopo secoli, nella loro patria di origine, testimonianza viva e reale della tradizione che non si è più spenta, anche se non più uguagliata.

La Scuola internazionale di liuteria, i collaboratori del libro e gli amici hanno inviato telegrammi di condoglianze alla signora Teresita; anche noi le esprimiamo la più commossa partecipazione al suo grande dolore.