Il Maestro Sacconi
nella testimonianza del liutaio, restauratore
ed esperto
Jacques Français


New York, 29 marzo 198
Link: Jacques Francais


La prima volta che incontrai Fernando fu nel 1946 o 1947, quando arrivai a New York. Era stato un buon amico di mio padre. La prima impressione che si aveva di Sacconi era quella data dal suo aspetto meraviglioso, così da artista con la sua grande chioma bianca. Ne aveva veramente l'aria. Era così meraviglioso – alto, o almeno era questa la mia impressione, con un fisico eccezionale e dei modi molto dolci. Mi parlava in francese, ed era molto ricettivo e amichevole.

Non parlammo di lavoro la prima volta che ci incontrammo. Cominciai a frequentarlo soprattutto quando aprii la mia bottega. Avevo lavorato da Wurlitzer per due o tre anni, ma non con Sacconi. Quando volli mettermi in proprio, fu molto gentile e mi incoraggiò a farlo. Dopo che ebbi aperto la bottega lì accanto, nella 57a Strada, fu tanto generoso e mi aiutò tutte le volte che andai da lui per un'opinione o per consigli su come fare questo o quello.

Non nascose mai a nessuno i suoi segreti. Fu uno dei pochi uomini che ho conosciuto nella mia professione che amava veramente insegnare e aiutare la gente, mostrare e spiegare a tutti ciò che sapeva. Non credo ci sia stato un insegnante e liutaio più importante di lui dopo Vuillaume. Egli fu proprio il primo ad aver sviluppato nuove tecniche, soprattutto nel restauro. Diede infatti inizio ad una nuova scuola di restauro negli Stati Uniti, della quale gli Europei sono invidiosi. È grazie a Sacconi che gli standard degli Stati Uniti sono così elevati in confronto a quelli dell'Europa.

Nonostante tutto ciò, verso la fine della sua vita ebbe delle difficoltà da Wurlitzer. Nacquero attriti e molta gelosia dopo la morte di Rembert, e Sacconi era così infelice che aveva veramente voglia di unirsi a René Morel e a me. La cosa non si realizzò, in parte perché era molto emotivo e sensibile, e aveva paura a esprimere i suoi sentimenti lì da Wurlitzer. Tuttavia, restammo sempre grandi amici. Mi ricordo che a una festa in suo onore eravamo così felici di rivederci che parlammo per un'ora intera, letteralmente di tutto!

Era una persona molto calorosa e amichevole. E amava fare piccoli scherzi alla gente per farla ridere. Mi ricordo che una volta mi raccontò di come si era divertito quando un musicista gli aveva portato ciò che riteneva fosse un archetto Tourte trovato in Europa.
Sacconi si rese subito conto che non era un Tourte, spiegò all'uomo che era stato imbrogliato e gli disse che, se avesse voluto sbarazzarsene, glielo avrebbe comprato per quello che valeva. Sacconi si divertì poi a ritagliarlo esattamente come un Tourte e a richiamare l'uomo per dirgli che gliene aveva trovato uno vero. L'uomo ritornò, lo provò, disse che andava benissimo e voleva comprarlo. Allora Sacconi sorrise tutto divertito e gli disse che aveva soltanto voluto vedere se fosse stato capace di fare un falso perfetto. Era così buono che non avrebbe mai usato il suo straordinario talento per imbrogliare qualcuno, ma si divertiva un mondo nel cercare di ingannare gli altri per poi dire che quello che avevano in mano era una sua copia di un originale famoso. Non lo faceva certamente con l'intenzione di far male a qualcuno, ma solo per piacere e divertimento, quasi come uno sport. Né i soldi né il profitto personale erano mai il movente di questi scherzi.

Gli piacevano anche la pesca e la caccia; una volta mi spiegò come si caccia il coniglio. Devi camminare molto lentamente nell'erba alta e continuare a fermarti per sentire il coniglio. Non devi camminare in fretta, perché il coniglio lo trovi con le orecchie, non con i piedi. È utile quindi aver addestrato l'orecchio con i violini!

Amava i suoi studi sui violini, soprattutto quelli di Stradivari, quanto i suoi sport. Fu il più grande esperto di Stradivari, e lo studiò più di quanto l'abbia mai studiato qualsiasi altro liutaio. Sapeva così tanto di lui, che non ha potuto mettere tutto ciò che aveva imparato nel suo libro «I 'Segreti' di Stradivari». È un peccato, perché era un pozzo di scienza. Tuttavia, il libro è molto, molto interessante e tanto importante, poiché costituisce un grande passo in avanti nella comprensione del lavoro di Stradivari.

A parte il libro, il suo lavoro continua a vivere nell'insegnamento dei suoi allievi. Il lavoro di tutta la sua vita è in quel libro e nell'opera dei suoi discepoli. Lasciò anche degli strumenti meravigliosi, e fece degli incredibili ricci e altre parti mancanti a diversi Stradivari. Bisogna essere un esperto veramente bravo per accorgersi di questi restauri. È una sfida!

Sacconi dedicò tutta la sua vita ai violini: agli strumenti che costruì, ai suoi straordinari restauri e al suo libro. Come avrebbe potuto fare di più?!

New York, 29 marzo 1984

Tratto dal libro: «Dalla liuteria alla musica: l’opera di Simone Fernando Sacconi», presentato il 17 dicembre 1985 alla Library of Congress di Washington, D.C. (Cremona, ACLAP, prima edizione 1985, seconda edizione 1986, pagg. 70-72 - Italian / English).