Il Maestro Sacconi
nella testimonianza di
Lee Wurlitzer

New York, 29 aprile 1985
Link: Rembert Wurlitzer Co.


La Signora Wurlitzer divenne Presidente della ditta Rembert Wurlitzer di liutai e commercianti in strumenti antichi dopo la morte di suo marito Rembert, che aveva fondato la società a New York nel 1949. La collaborazione fra Rembert Wurlitzer e Fernando Sacconi aveva portato la ditta a fama mondiale e ne aveva fatto il punto d'incontro dei più grandi musicisti del mondo violinistico. Come Presidente, la Signora Wurlitzer si distinse per aver concluso la più grande transazione di violini mai fatta, quella della Collezione Hottinger di strumenti estremamente rari. Ha studiato sociologia e letteratura inglese all'Università Statale dell'Ohio, e attualmente pratica musicoterapia con i drogati.

Quando conoscemmo Sacconi, lavorava per Emil Herrmann. Abitava giù al Greenwich Village, molto vicino a noi, e Rembert gli mandava dei violini speciali da restaurare. Poi lui cominciò a farci visita ogni domenica e a dire: “Oh Rembert, mi piacerebbe lavorare per te!” Rembert, però, aveva già un giovane cecoslovacco che dirigeva la sua bottega, e non era mai stato capace di ferire nessuno. Mi ricordo che disse a Sacconi: “Fernando, non potrei mai metterti agli ordini di Roman per via del tuo talento, e non posso metterti sopra di lui perché gli si spezzerebbe il cuore.” Gli angeli, però, dovevano volere che Rembert e Fernando si mettessero insieme, perché il povero Roman morì improvvisamente d'infarto, e in seguito Sacconi venne da noi. Lui e Rembert formavano la più grande squadra mai esistita! Non soltanto avevano entrambi del talento particolare per quanto riguardava i violini, ma il loro principale interesse di vita erano gli strumenti ad arco, e non si risparmiavano nei loro sforzi di saperne sempre di più al riguardo. Erano veramente dei grandi studiosi. Ambedue avevano imparato a costruire, a suonare e a valutare gli strumenti coi quali lavoravano, e l'intero mondo violinistico veniva da loro. Erano anche veramente generosi nel dare aiuto e consigli, perché nutrivano un amore profondo sia per i propri simili che per gli strumenti ad arco.

Rembert ereditò la passione per il violino da suo padre e da suo nonno, che suonavano entrambi benissimo. Suo padre, infatti, era stato il compagno di camera di Fritz Kreisler all'Università di Berlino. La cosa buffa era che lui studiava il violino e Kreisler, medicina! Dopo essere tornato negli States per aiutare a dirigere l'enorme Rudolph Wurlitzer Company che suo padre aveva fondato a Cincinnati nel 1856, il padre di Rem amava ancora invitare violinisti a casa sua. Uno degli ospiti che Rem ricordava sempre era il grande Eugene Ysaÿe (il quale amava così tanto il cibo che era solito andare alla porta della cucina per vedere che cosa c'era per pranzo prima di decidere se presentarsi o no alla porta principale per un invito improvvisato!). Con tali musicisti in casa, si può capire come Rem si sia tanto attaccato al violino, che imparò anche lui a suonare... male! Non iniziò, però, lo studio serio del violino finché non ebbe conseguito la laurea in belle arti a Princeton. Poi andò a Mirecourt, dove fu il primo americano, che io sappia, ad aver completato il corso di liuteria. Dopo di allora andò in Inghilterra da Alfred Hill, che era il grande, grande esperto di quei tempi. Visse col vecchio Alfred, studiando contemporaneamente con lui, così da assimilare una quantità enorme di conoscenze. Poi cominciò a viaggiare in vari Paesi, facendo ricerche sugli antichi liutai e studiando tutti i grandi strumenti che riusciva a trovare. Trascorse almeno sei mesi in Germania e altri sei a Roma durante questo periodo.


Sacconi imparò a suonare il violino col suo stesso padre, che faceva il sarto a Roma, ma suonava anche molto bene il violino e possedeva vari buoni strumenti. Più tardi Fernando imparò da solo a suonare la viola e il violoncello, ma il suo vero amore furono sempre la costruzione e il restauro degli strumenti. Un giorno, quando aveva solo otto o nove anni, prese un coltello da cucina e aprì uno dei violini di suo padre per vedere com'era fatto dentro. Quando suo padre vide ciò che aveva fatto, invece di infuriarsi con lui, disse: “Per Bacco, vorrà diventare un liutaio! Facciamolo studiare con Giuseppe Rossi.” Poco dopo fece il suo apprendistato da Rossi a Roma, costruì il suo primo violino a soli undici anni, e aprì la propria bottega già all'età di sedici anni! Nella sua vita fece più di settanta violini, circa sedici violoncelli e almeno dodici viole. Dei cinquecento Stradivari conosciuti, ne studiò, restaurò o riparò circa trecento.

Sacconi aveva una conoscenza incredibile degli strumenti ad arco. Senza guardare la data dentro lo strumento, poteva dire quando era stato fatto e persino quando era stato riparato. Sapeva tutto sui vari famosi liutai, soprattutto sul suo idolo, Stradivari. Conosceva tutte le fasi di sviluppo attraverso le quali Stradivari era passato, ed era capace di datare uno dei suoi strumenti attraverso uno studio minuzioso del legno e della forma della bombatura, del riccio e delle «ff». Soleva dire: “Guardare due bei Stradivari è come studiare due ritratti della stessa persona fatti dallo stesso artista: non ne trovi mai due uguali!”

Il violino è stato probabilmente lo strumento più studiato e nessuno sa veramente tutto sulla sua acustica. Sacconi ne sapeva più di tutti perché aveva studiato Stradivari con più cura di chiunque altro, ma stava ancora imparando quando morì. Gli interessava particolarmente la vernice, e si sa che tutti parlano sempre del segreto della vernice di Stradivari. Nei suoi ultimi anni, Sacconi era solito ripetere: “Non v'è alcun segreto riguardo alla vernice di Stradivari, assolutamente nessuno... il segreto è quanto tempo aspettava fra una mano di vernice e l'altra!”

Una volta che Fernando e Rembert ebbero cominciato a lavorare in squadra, la bottega divenne un club internazionale per musicisti. I migliori musicisti del mondo venivano da loro in cerca di strumenti favolosi o a portare a Sacconi i loro strumenti per un réglage, una riparazione o un restauro. Heifetz, Elman, Milstein, Ricci, Menuhin, Szeryng, Stern, Casals, Piatigorsky, Francescatti, Rostropovich e tante altre persone meravigliose venivano in continuazione. Mi ricordo quando Fritz Kreisler portò il suo inestimabile violino a Sacconi, nel 1962. Isaac Stern e David Oistrakh si incontrarono per la prima volta nella nostra bottega; dopo poco avevano già tirato fuori tutti gli strumenti rari e stavano dando un concerto per il personale! Un'altra volta Isaac ci portò Jack Benny col suo Strad, e cominciarono a suonare insieme. Chi poteva lavorare con tali incredibili distrazioni?!

Gli strumenti che passavano per le mani di Sacconi erano tanto meravigliosi quanto i musicisti che venivano da lui per essi. Si pensi che quando il signor Hottinger mi vendette la sua collezione favolosa, avevamo trentotto dei più famosi violini del mondo tutti lì in una volta, fra cui lo Stradivari «Earl of Plymouth» (Conte di Plymouth) del 1711, di Fritz Kreisler, che era stato chiuso a chiave nel suo astuccio per centosettantacinque anni prima di essere riscoperto; l'incredibile «Hellier» con il suo ornamento di intarsi elaborati; l'Andrea Amati del 1566 fatto per il Re Carlo IX di Francia, con lo stemma reale sul fondo, ora a Cremona; lo Stradivari «Dolphin» di Jascha Heifetz e il «Cessole», due dei più perfetti violini del mondo; lo Stradivari «Harrison», il Guarneri «Joachim», e il Guarneri «Ysaÿe» del 1740 che tenemmo per Isaac Stern. Sacconi fu molto orgoglioso di mostrare questi strumenti ai visitatori quando ne allestimmo una mostra di tre giorni e gente venne da tutto il mondo. Oltre al lavoro che faceva stimando o restaurando i grandi strumenti che arrivavano alla bottega, Sacconi lavorava con mio marito per preparare un registro dettagliato per ogni strumento. Questa collezione di registri fu iniziata dal padre di Rem, Rudolph, ed è stata scrupolosamente ampliata e conservata da allora. Vi sono elencati tutti i maggiori avvenimenti della vita dello strumento: la data o probabile data della sua costruzione, dove ha passato i suoi primi anni, i suoi vari proprietari, le date degli acquisti e delle vendite, fotografie frontali e di profilo. Rembert e Sacconi lavorarono tanto su questi registri che si son trovati con la più completa biblioteca al mondo sugli strumenti ad arco. Quando non mi fu più possibile mandare avanti la bottega dopo la morte di mio marito e poi di Sacconi, diedi questi registri a Charles Beare di Londra. Aveva passato un anno con noi, lavorando con Sacconi nella bottega e di sopra con Rembert, il quale diceva che aveva l'occhio più straordinario dopo Alfred Hill. Charles è il vero successore di Rembert, e anche il miglior allievo di Sacconi nelle perizie, e pertanto volevo che lui continuasse l'enorme lavoro di aggiornamento dei registri. Avrei potuto darli alla Biblioteca del Congresso, perché sono di incalcolabile valore per la provenienza di tutti i grandi strumenti, ma avrebbero dovuto essere tenuti chiusi per troppo tempo a causa delle informazioni confidenziali che contengono sui prezzi, e non sarebbero stati aggiornati, come lo sono ora grazie a Charles Beare.

Oltre a conservare registri così dettagliati sugli strumenti pregiati, Rem ebbe l'idea di fare un disco con quelli più famosi della Scuola di Cremona, in modo che la gente potesse sentire come si comparassero fra loro e con gli strumenti moderni. Si intitola «La Gloria di Cremona»; e se Cremona potrà di nuovo prendere il suo meritato posto nel mondo dei violini, sarà meraviglioso. Quando facemmo il nostro lungo viaggio in Europa, visitammo la Scuola di Liuteria di Cremona e vedemmo un gran numero di macchine che analizzavano suoni e vibrazioni. Stavo accanto a Fernando mentre parlava col direttore della Scuola e, siccome sapevo quanto fosse buono e dolce con tutti quanti, rimasi veramente colpita quando disse: “È tutto molto interessante... Ma perché non siete capaci di fare un buon violino?” Lui pensava che tutte quelle macchine fossero ridicole, con i loro rumori e onde sonore. Ciò in cui lui credeva era il lavoro artistico molto accurato, non la produzione industrializzata.

Ciò non vuol dire, però, che non s'interessasse ai nuovi sviluppi scientifici. Al contrario, era molto entusiasta di certi nuovi tipi di colla e fece un'infinità di esperimenti con essi. Non era nemmeno contrario alle macchine; infatti, lui e Rembert inventarono una grande macchina per stagionare il legno, perché ritenevano che si facessero strumenti migliori dopo questo trattamento. Costruirono la macchina nella nostra tenuta in campagna, e tutte le volte che tagliavamo un salice, un abete o un acero, lo stagionavano. Una volta Rembert comprò persino le colonne del '200 di un'antica villa italiana e le fece spedire qui perché Sacconi potesse usarle per fare nuovi violini.

Ogni volta che trovavo in vendita uno degli strumenti di Sacconi, lo compravo. Ho ancora un quartetto dei suoi strumenti che spero di poter vendere tutto insieme, perché sarebbe un peccato dividerlo. So che ci sono altri strumenti di Sacconi in giro, e saranno di grande valore ormai.

Tornando all'interesse di Sacconi per le nuove invenzioni, fu lui il primo ad avere l'idea di fare un arco in fibra di vetro. Il modo in cui nacque il suo interesse per la fibra di vetro è anche divertente: attraverso il suo grande amore per la pesca! Era il miglior pescatore di Long Island e vinceva tutti i premi – per il pesce più grande, per la quantità più grande di pesci, per il pesce più raro – per tutto! Inoltre, faceva le proprie esche, che erano bellissime... veri capolavori, con piccole penne e pezzettini di seta. Tutto ciò che faceva, lo faceva meglio di chiunque altro! Da aprile a dicembre, quando non era coi suoi violini, stava fuori sulla sua barca. Era fatta di fibra di vetro, come anche la sua canna, la quale gli diede appunto l'idea di fare degli archi di violino in fibra di vetro. Di solito, gli archi buoni sono fatti di legno pernambuco del Brasile, che è estremamente raro e difficile da procurare, e lui pensava che la fibra di vetro potesse dare a un arco lo stesso tipo di flessibilità. Lui e Rembert fecero per dieci anni grandi ricerche sulla fibra di vetro e alla fine inventarono il primo arco in fibra di vetro che mai fosse stato fatto. Ora se ne producono a milioni, ma quel primo esemplare fu veramente un'invenzione speciale, ed è ancor oggi usato da uno dei più grandi violisti del mondo, Walter Trampler. Quando egli disse che gli piaceva, Sacconi glielo prestò... dopo averlo dotato di una impugnatura di particolare bellezza per renderlo abbastanza elegante per la meravigliosa [viola, n.d.t.] Amati del Maestro Trampler. Mi ricordo che quando quella viola arrivò nella nostra bottega, Sacconi disse: “Oh, questa deve essere per Walter Trampler!”

Sacconi inventò anche molte altre cose. Una fu il reggicordiera per violino che oggi usano proprio tutti. Lo fece per il semplice fatto che pensava che il violino avrebbe dovuto avere un reggicordiera più duraturo, e Rembert lo brevettò con il marchio di «Sacconi». Pensava che tutte le invenzioni di Sacconi dovessero avere il suo marchio, compresa la resina «Sacconi» e il lucido «Sacconi», che lui preparava con degli ingredienti speciali. Che uomo era! Inoltre, faceva un esperimento dopo l'altro con le vernici. Amava tanto le vecchie vernici che una volta ritoccò persino i colori del poster di Cremona del famoso Stradivari «Il Cremonese», perché disse che non erano esatti... e ora sembra un vero violino! Ce l'ho ora incorniciato nella nostra casa in campagna. Mi ricordo una volta quando lui e Rembert stavano facendo degli esperimenti con le vernici lì in campagna. Avevamo tutti questi strumenti in bianco, e Fernando mise persino me al lavoro! Mi insegnò come stendere la preparazione incolore su alcuni strumenti e poi come verniciare ciascuno in questo o in quell'altro modo, in una direzione o nell'altra, per vedere cosa sarebbe successo con i vari metodi. Avevo violini appesi dappertutto in cucina, invece del bucato!

Fernando e Rembert s'interessavano sempre anche alla sperimentazione degli antichi metodi di far le cose. Un'altra volta che eravamo insieme in campagna, andarono a cercare un certo tipo di erbaccia ruvida che Fernando era convinto avesse usato Stradivari al posto della carta vetrata, che non esisteva a quell'epoca. La cercarono per delle ore, e la trovarono soltanto al loro ritorno quando la calpestarono proprio davanti alla nostra porta! Mentre loro la provavano in cucina, trovando che fosse in verità abbastanza abrasiva, la moglie di Fernando, Teresita, e io ci divertivamo a cucinare. Lei è una cuoca meravigliosa e Fernando era grande nel preparare le insalate. Che produzione... asciugava ogni foglia! Amava anche il giardinaggio e aveva i migliori alberi da frutto di Long Island. Lì il suo segreto era di seppellire le teste e le code dei pesci intorno agli alberi dopo che Teresita – e tutti i vicini – avessero pulito le quantità di pesci che lui portava loro!

Sacconi non era solo una grande mente, ma era anche molto bello. Mia figlia Marianne diceva sempre che continuava a diventare più bello man mano che avanzava in età, ed era vero. Inoltre, aveva modi molto dolci con tutti. Mentre stava insegnando a Marianne a costruire la sua copia dello Stradivari «Tiziano», era così dolce con lei che credevo che non l'avrebbe mai finita! Infatti, è ancora oggi in bianco e penso che non la vernicerà mai, ma è bellissima lo stesso, e il loro rapporto di padre-figlia era ancora più bello. Il figlio di Fernando si dedicò all'elettronica piuttosto che alla liuteria, ma appena ebbe un bambino [Fernando, n.d.t.] disse: “II momento in cui inizierà a camminare, starà nella mia bottega, a costo di tenere qui un box!” Nonostante tutta la sua enorme sapienza e la sua grande importanza, Fernando fu sempre molto modesto e non pensò mai a sé stesso. Bisognava vederlo ridere mentre si guardava nelle riprese televisive che fecero dal vivo nella bottega negli anni Sessanta, e quando un anno organizzammo uno speciale festival del violino per celebrare il suo compleanno; non era nemmeno il giorno giusto, perché era talmente distratto dal pensiero di mostrare la sua copia dell'«Hellier» che non si ricordava la data del suo compleanno!

Poco dopo che mia figlia si fu unita alla ditta nell'estate del 1964, Sacconi, Marianne e io partimmo per un grande viaggio in Europa per visitare commercianti e la scuola di liuteria a Mittenwald, e per cercare legno. Sacconi era assolutamente affascinante! Ovunque andassimo, in Inghilterra, in Olanda, in Danimarca, in Germania, in Svizzera, e naturalmente in Italia, ci raccontava degli aneddoti con i più meravigliosi dettagli storici sui liutai della zona. Mi ricordo che mentre eravamo in Italia disse: “Quando era qui, Guadagnini tirava il suo carretto lungo questo stesso sentiero. Scommetto che prendeva il suo legno proprio da questo gruppo di alberi.”

Era tanto meraviglioso che non volli mai mandarlo in pensione, anche se una o due persone nella bottega pensavano a un certo punto che avrei dovuto farlo. Mi ricordavo sempre ciò che disse mio marito quando fu mandato a rimpiazzare il vecchio capo del reparto violini della prima Compagnia Wurlitzer: “Non posso proprio mandarlo in pensione, anche se debbo pagare il suo salario di tasca mia... non gli farò una cosa simile!” E io rifiutai di mandare in pensione Sacconi. Gli dissi, è vero, che non era necessario che si alzasse alle cinque del mattino per arrivare al lavoro ad una certa ora, ma che poteva venire soltanto quando si sentiva, oppure lavorare a casa se lo avesse preferito. “Fai semplicemente quello che vuoi... questo è il tuo posto!” gli ripetevo, ma l'atmosfera verso la fine dei suoi giorni gli procurava grande tristezza.

Quando Sacconi morì, sapevo che avremmo avuto i giorni contati, perché lui era il nostro più grande esperto dopo la morte di Rembert. Io non avevo alcuna capacità di fare perizie, ma abbiamo tirato avanti il più a lungo possibile. Sono felice, almeno, che Sacconi non ci abbia visto chiudere. È stato terribile. Una persona mi mandò un telegramma da Haiti dicendo: “Preferirei che si fosse chiusa la Banca d'Inghilterra!” Ad ogni modo, Fernando e Rembert hanno fatto insieme delle cose incredibilmente meravigliose mentre erano vivi, e vivono ancora nei ricordi di tutti i grandi musicisti e liutai che li hanno conosciuti. Poi la Signora Sacconi dice che va tutte le mattine a pregare per loro ed è sicura che lassù ora sono di nuovo insieme.

New York, 29 aprile 1985

Tratto dal libro: «Dalla liuteria alla musica: l’opera di Simone Fernando Sacconi», presentato il 17 dicembre 1985 alla Library of Congress di Washington, D.C. (Cremona, ACLAP, prima edizione 1985, seconda edizione 1986, pagg. 31-39 - Italian / English).