Il Maestro Sacconi
nella testimonianza del liutaio e restauratore
Luiz Bellini

New York, 2 marzo 1984
Link: Luiz Bellini


All'età di quindici anni andai alla scuola di intaglio del legno, dove studiai per cinque anni per ottenere il diploma di maestro intagliatore. Questo significava che avrei potuto insegnare nelle scuole statali, ma non andai mai neanche a ritirare il mio diploma! Durante l'ultimo anno di scuola il mio insegnante portò un suo violino semi-finito, così finalmente venni a sapere che aveva fatto violini per tutti quegli anni, ma non ne aveva mai parlato! Il violino era finito in bianco e a scuola fece la tastiera. Rimasi molto impressionato da questo strumento e mi chiesi se avessi potuto farne uno. Glielo domandai e lui mi rispose: "Ovvio che potresti farne uno."

Mi diede le misure, la forma e alcuni dettagli, ma non delle istruzioni specifiche. Era un fantastico intagliatore, ma non un liutaio professionista. In quel periodo lasciai la scuola e costruii il violino a casa. Prima che io me ne andassi, mi disse: "Quando lo avrai finito torna a farmelo vedere. Mi piacerebbe vederlo!" Qualche mese più tardi andai a trovarlo e glielo mostrai. Lo apprezzò molto e disse: "Vorresti cominciare ad imparare la liuteria come professione?"

L'idea mi piacque, ma non sapevo se mi sarebbe stato possibile, perché la mia era una famiglia molto povera e io non potevo permettermi di ricominciare a studiare invece di lavorare e guadagnare denaro. Quando lo chiesi a mio padre, mi disse: "Beh, non penso che sia la cosa migliore da fare adesso. Chi comprerà violini in Brasile? È meglio fare chitarre piuttosto che violini!" Tuttavia, alla fine si intenerì e disse: "Beh, se ti piace, prova!"

Ero così ansioso di cominciare che tornai dal mio maestro intagliatore e gli dissi che volevo conoscere il suo amico liutaio per vedere se avesse voluto insegnarmi. Mi rispose: "Sono sicuro di sì, perché gli ho già parlato di te ed è entusiasta. Gli piace insegnare la propria arte a qualcuno." Il suo nome era Guido Pascoli e il mio insegnante mi diede un biglietto di presentazione per lui. Mi chiese: "Quando vuoi cominciare?" Io dissi: "Quando vuole Lei." Mi rispose: "Perché non cominci subito? Questo sarà il tuo banco. Puliscilo, preparalo e io comincerò a darti le istruzioni."

Ero così felice di tutto questo che non chiesi nemmeno se avrei dovuto pagarlo o se lui avrebbe pagato me. Eravamo entrambi molto emozionati. Credo che prima volesse vedere cosa sapevo fare, perché dopo qualche giorno disse: "Sento che hai del talento. Non potrò pagarti molto perché ti starò insegnando, ma ti pagherò." Ero molto felice di poter guadagnare almeno un po' di soldi invece di dover pagare lui!

Rimasi con Pascoli per cinque anni e poi mi disse: "Hai imparato tutto quello che potevo insegnarti. Sarebbe un'ottima idea se tu andassi a New York nella ditta di R. Wurlitzer, dove potresti lavorare sotto la direzione di Sacconi." Avevo sentito parlare di Sacconi, e il mio insegnante sapeva che era un grande liutaio. Mi sembrava tutto un sogno, perché non sapevo se sarebbe stato possibile. Nella mia famiglia ci fu di nuovo lo stesso dilemma. Ora che stavo guadagnando un salario decente, parlai a mio padre del progetto di andare negli Stati Uniti. Questa volta non obiettò e disse: "Se pensi di essere abbastanza bravo per andare da una ditta importante, allora vai!" Ero molto felice, ma pensavo a tutte le difficoltà di trasferirmi in un Paese diverso e di dover imparare una nuova lingua. Tuttavia il desiderio di migliorare e di imparare di più, essendo in contatto con grandi strumenti, fu più forte di tutte le mie paure. Pascoli domandò ad uno dei nostri amici che è violinista e collezionista, Geraldo Modern, di portare le mie referenze e la mia richiesta alla Wurlitzer quando fosse andato a New York. Il Signor Wurlitzer rispose che mi avrebbero accettato se ci fossi rimasto per almeno due anni. Di meno sarebbe stata per loro una perdita di tempo. Che notizia meravigliosa! Non ricordo momento più felice nella mia vita!

Arrivai il 21 novembre 1960, una domenica. La mattina dopo mi presentai alla bottega. Ero tanto ansioso di incontrare Sacconi e Wurlitzer! Fui presentato a loro e a tutti i liutai, circa nove persone in tutto. Rimasi molto colpito dalla calorosa e simpatica accoglienza. Poiché non conoscevo una parola d'inglese, Sacconi mi parlava in italiano. Era un miscuglio divertente con il mio portoghese, ma ci capimmo fin dall'inizio.

Mi mostrò il mio posto al bancone. "Ti siederai qui", mi disse. Mi domandò se avessi portato i miei attrezzi ma io, poiché pensavo di trovare i migliori possibili negli Stati Uniti, non avevo portato i miei vecchi. Poco a poco cominciai a comprare attrezzi e a farmeli da me. Sacconi mi aiutava mostrandomi i tipi di attrezzi più utili per il tipo di lavoro che si faceva di solito in quel laboratorio. Il primo giorno cominciai già a costruire degli attrezzi. Dopo due o tre giorni mi diede quindi il mio primo lavoro, la catena di un violino. Non mi ricordo lo strumento, ma probabilmente non era uno molto buono. Sacconi sicuramente avrà voluto vedere quanto sapevo. Seguii le sue istruzioni nel fare la catena ed egli ne rimase così contento che la mostrò al Signor Wurlitzer, che venne da me e mi disse: "Bravo Luigi!" Mi tranquillizzò il sapere che, nonostante fossi venuto per imparare, apprezzavano anche le piccole cose che facevo bene.

Da quel momento, Sacconi mi diede lavori sempre migliori, finché raggiunsi il livello degli altri liutai e mi diedero alcuni strumenti pregiati da restaurare. Dopo cinque mesi, Sacconi mi disse che avrei dovuto fare il modello di un violino Stradivari sotto il suo controllo. I mesi passarono e poiché egli non aveva avuto risposta alla sua domanda, cominciò ad insistere. Ora sono molto contento di aver fatto quel violino sotto la sua direzione nel 1961, perché mi rendo conto di quanto ho imparato con lui sulle particolarità del lavoro del vecchio maestro.

Sacconi aveva una carica meravigliosa e intensa nell'insegnamento. Essendo arrivato a un livello di sapienza tanto elevato, combinato con le sue doti, era senza alcun dubbio il maestro perfetto. Inoltre, scoprii che Sacconi si fidava delle capacità degli altri senza riserve. La fiducia era completa e ti lasciava usare la tua immaginazione nel fare un restauro. Tuttavia devo dire che, anche dopo aver lavorato con lui per quasi otto anni, non sono riuscito ad escogitare alcuna possibilità di miglioramento in un particolare tipo di riparazione già stabilita, perché Sacconi era molto accurato in tutto ciò che pianificava.

Conosceva anche i minimi dettagli della lavorazione dei vecchi maestri, soprattutto di Stradivari. La sua abilità artistica nel ritoccare le vernici antiche era particolarmente ammirevole. Aveva un sesto senso per il colore e l'impasto della vernice, superiore a quello di chiunque altro io abbia incontrato, e il suo sistema di usare una tavoletta di legno con i colori di base, di solito pigmenti essiccati, era molto diverso da quello cui ero abituato prima di conoscerlo. Era un vero piacere guardarlo mentre ritoccava una delle sue interessanti riparazioni e vedere la bellezza trasparire da un fondo o da una tavola di un meraviglioso antico strumento cremonese. Egli mi ha certamente ispirato più di chiunque altro a dedicarmi a quello che è diventato il mio primo amore: fare copie delle opere dei grandi maestri. Sacconi fu, secondo me, il migliore e più sapiente al mondo in questa arte specialistica.

Sacconi si entusiasmava anche per qualsiasi cosa facesse e vi si buttava a capofitto. Oltre a tutta l'energia che spendeva creando e pianificando il lavoro per noi, doveva sopportare la pressione alla quale era sottoposto per la sua posizione da Wurlitzer. Nonostante ciò, si fermava ogni volta che qualcuno aveva bisogno di un aiuto o di un consiglio, ed era anche molto amichevole nel farlo. Poi, di sabato, quando c'erano meno clienti e soltanto la metà dei liutai, egli ci parlava di violini e della pesca (che amava). Ci raccontava anche delle storie, come quella di quando andava a spazzare il pavimento della bottega di un liutaio, all'età di soli otto anni, in modo da poter vederlo lavorare!

Ricordo un sabato, nel 1962, quando venne da me con in mano un violino e me lo diede con molta cura dicendomi in italiano: "Luigi, guarda questo Stradivari, è un violino molto interessante!" Dopo che lo ebbi guardato attentamente, cominciai a fare i miei commenti: "È veramente un bellissimo strumento, e che ottimo stato di conservazione!" Sacconi, avendo già pregustato il suo scherzo, mi disse allora: "Mi dispiace Luigi, ma è una copia che ho fatto io nel 1935." Poi se ne andò scusandosi, ma sorridendo. Godeva per queste piccole cose.

Sacconi diede contributi di incalcolabile valore al mondo della liuteria, sia come ineguagliabile esperto nella stima e nel restauro sia come maestro di capacità assolutamente uniche. Ora che mi guardo indietro, non posso smettere di pensare a quanto io sia stato fortunato ad aver lavorato nella bottega con lui.

New York, 2 marzo 1984

Tratto dal libro: «Dalla liuteria alla musica: l’opera di Simone Fernando Sacconi», presentato il 17 dicembre 1985 alla Library of Congress di Washington, D.C. (Cremona, ACLAP, prima edizione 1985, seconda edizione 1986, pagg. 118-120 - Italian / English).