Il Maestro Sacconi
nella testimonianza del liutaio, restauratore ed esperto
René A. Morel


New York, 31 agosto 1983
Link: René A. Morel


Trovandomi negli Stati Uniti, fui fortunato che Rembert Wurlitzer, come me, avesse studiato con Amédée Dieudonne, poiché scoprì tramite Emile Ouchard che ero infelice a Chicago e pronto a ritornare in Francia. Prima di tutto mi contattò e venne a trovarmi, poi mi offrì un lavoro e mi fece il nome di Sacconi. Poiché mi trovavo negli Stati Uniti soltanto da qualche mese, era la prima volta che sentivo questo nome. Quando chiesi maggiori dettagli, il Signor Wurlitzer mi spiegò che non conosceva nessuna tecnica di restauro al mondo che potesse eguagliare quella di Sacconi e che, poiché io avevo studiato con Amédée, sarei stato molto fortunato ad andare a New York per studiare ulteriormente con questo grande Maestro.

Ci accordammo sulla data del 25 novembre 1955. Quella mattina il Signor Ouchard mi accompagnò e fui presentato a Sacconi. Devo dire che nel momento stesso in cui lo vidi capii che era un artista. Tutto di quel bell'uomo gli dava un'aria da artista e mi piacque subito. Inoltre amava parlare in francese e per me fu un grande aiuto, per il fatto che in quel periodo non sapevo ancora parlare inglese. Il primissimo lavoro che mi diede fu di tagliare il ponticello per un violino Lupot. Quando gli consegnai il ponticello finito, ne rimase molto entusiasta e mi fece sapere che era molto soddisfatto. Il mio secondo lavoro fu di fare un ponticello per un violoncello Amati, e da allora in poi mi diede soltanto strumenti pregiati su cui lavorare e io divenni sempre più determinato a voler imparare. Sacconi amava tutte le persone che sapevano fare qualcosa, qualsiasi cosa, purché fosse fatta con una certa intelligenza e buon senso e anche con amore e seria concentrazione. Lo sbalordì la mia destrezza con gli attrezzi che avevo acquisito in Francia, e ben presto diventammo amici. Credo che avesse una profonda stima per quelli che riuscivano a realizzare la lavorazione che lui aveva in mente, ma che alle volte non aveva il tempo di fare, perché era troppo occupato. Una delle sue più grandi qualità come insegnante era che riusciva a trarre il meglio da ognuno e con molto tatto. Correggeva i tuoi errori e colmava le tue lacune sull'artigianato o sull'arte.

Un aneddoto su Sacconi che mi piace raccontare ai miei allievi attuali è questo: «Un giorno, qualche mese dopo il mio arrivo da Wurlitzer, fu portato al negozio uno dei più grandi violini di Guarneri del Gesù. Subito il Maestro mi chiamò, mi diede il violino e mi chiese: "Che ne pensi di questo?". Io girai e rigirai lo strumento e come un ingenuo dissi: "Maestro, penso che dovrei avere della polvere negli occhi per tagliare un riccio così a gobbe". Egli mi guardò con il suo incantevole sorriso e molto piano mi disse: "René, penso sarebbe necessario che ti togliessi quella polvere"».

Si imparava da lui attraverso i suoi consigli e le sue correzioni, ma non urtava mai i tuoi sentimenti. D'altra parte, anche se è difficile per tutti cambiare un sistema o un metodo, egli aveva sempre una mente aperta. Ricordo quando dovetti restaurare le fasce di un famoso violoncello. Seguendo le istruzioni del Maestro pensai che, come avevo fatto in Francia, avrei dovuto piallare le fasce fino a renderle molto sottili e successivamente incollare nuove fasce nell'interno, tenendo soltanto tre decimi di millimetro delle originali. Quando mi guardò da dietro le spalle e si accorse di cosa stavo facendo, tornò al suo posto strappandosi i capelli, pensando che avessi rovinato le fasce. Quando si fu calmato, tornò da me e ne parlammo, e mi lasciò continuare. Il lavoro finito gli piacque e questo divenne il metodo di restauro accettato. Ciò dimostrò la sua apertura mentale; egli cercava sempre di migliorarsi e la maggior parte dei suoi allievi ha ereditato da lui questo atteggiamento, che è una delle qualità più importanti nel nostro lavoro. Ai miei occhi, egli è stato colui che, nell'arco della sua vita, è riuscito a sviluppare una tecnica di restauro mai raggiunta prima e che ha trasmesso ai suoi allievi l'intuito e l'incentivo per continuare a migliorare la qualità di quel restauro che egli aveva iniziato.

Il Maestro Sacconi non era soltanto un genio dei violini; qualsiasi cosa cercasse di fare doveva sempre essere al di sopra della media. Era un artista della fotografia, e lo stesso come pescatore. Se qualcosa gli interessava, allora soltanto il risultato migliore lo soddisfaceva e anche in quel caso faceva lui l'unica critica possibile, scusandosi per cose che nessun altro sarebbe stato in grado di vedere o scoprire. In liuteria dimostrava di amare soprattutto Stradivari e lo copiava alla perfezione. Gli strumenti sono semplicemente magnifici, e sono qui come testimonianza.

La sua conoscenza degli strumenti era enorme e pertanto il suo parere d'esperto sulla autenticità degli strumenti era altamente rispettato. Il suo esame meticoloso dei dettagli di ogni liutaio era così acuto che egli divenne uno dei più grandi esperti mondiali. Ogni volta che aveva l'opportunità di insegnare a una persona interessata come riconoscere questi dettagli, di nuovo lo faceva con un amore profondo e con l'intenzione di trasmettere una parte della sua grandissima sapienza. Molti esperti di violini dei nostri giorni possono essere grati a Sacconi.

Come uomo era molto dolce e amichevole, ma sempre un po' timoroso di tutti. Chiunque alzasse la voce lo spaventava un po' e aveva grandissime difficoltà nel prendere decisioni energiche sulla conduzione della bottega. Ringrazio il Maestro Sacconi per il mio successo e perché, come ho detto prima, mi ha aperto gli occhi. Da quell'artigiano che ero mi ha fatto entrare nel campo dell'arte e mi ha insegnato ad amare quei meravigliosi strumenti che abbiamo il dovere di mantenere in perfette condizioni.

New York, 31 agosto 1983

Tratto dal libro: «Dalla liuteria alla musica: l’opera di Simone Fernando Sacconi», presentato il 17 dicembre 1985 alla Library of Congress di Washington, D.C. (Cremona, ACLAP, prima edizione 1985, seconda edizione 1986, pagg. 92-93 - Italian / English).