Il Maestro Sacconi
nella testimonianza 
dell'archettaio, 
restauratore ed esperto

William Salchow


New York, 10 giugno 1985
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Incontrai il Maestro Sacconi per la prima volta quando venni a lavorare per Rembert Wurlitzer a New York nel 1955. Quando la segretaria di John Fairfield ci lasciò per sposarsi, io presi il suo posto e divenni anche commesso nel reparto dei violoncelli.

Ben presto feci conoscenza con il Maestro Sacconi mentre passavo nella bottega le ore del pranzo. Rimasi del tutto affascinato quando vidi la sua incredibile padronanza degli attrezzi. Quando lui scoprì che avevo del talento nelle mani, mi incoraggiò a imparare la riparazione degli archetti, cosa che feci molto rapidamente sotto la sua guida e anche con il cortese aiuto del suo allievo Frank Passa. Era molto prodigo di complimenti quando facevo bene qualcosa, ma era anche svelto nel sottolineare i miei sbagli con un meraviglioso senso dell'umorismo.

Il suo metodo di sostituzione dei crini degli archetti, che io ho imparato, è stato un grande dono al mondo e ha permesso la conservazione di innumerevoli archetti. La sua regola era, innanzitutto e soprattutto, di non danneggiare mai strumenti e archetti, e il suo metodo di sostituzione dei crini è indubbiamente il più facile e il più sicuro possibile.

L'entusiasmo di Sacconi per tutto ciò che faceva era irresistibile, e aveva una grande passione per gli archetti. Dopo un breve periodo come segretario, passai nella bottega a riparare archetti e cominciai io stesso a costruire archetti nel mio tempo libero con l'aiuto di Frank Passa e con l'incoraggiamento e la guida del Maestro Sacconi. Lui amava particolarmente il lavoro di François Tourte, come anche quello di Peccatte e degli archettai francesi più antichi.

Quando oggi mi guardo indietro, mi rendo conto che il mio gusto per gli archetti deriva tutto dalla mia associazione all'inizio della carriera con il Maestro Sacconi, cui devo la maggior parte del mio successo come archettaio.

A quell'epoca mi presentò al suo buon amico Luigi Silva, il violoncellista, che mi diede una borsa di studio personale per studiare il violoncello con lui, il che è stato di immenso valore per me più tardi nella costruzione degli archetti per violoncello. Ottenne per me anche una borsa di studio Fulbright, che mi rese possibile un apprendistato di un anno a Mirecourt in Francia col maestro archettaio francese Georges Barjonnet.

Così, il Maestro Sacconi dapprima mi indirizzò alla professione di archettaio e rese poi possibile il mio apprendistato in Francia, senza il quale non avrei mai raggiunto il mio livello attuale. Nei quattro anni che rimasi da Wurlitzer, ebbi l'opportunità di vedere il Maestro Sacconi all'opera, sia come liutaio che come insegnante; in questo la sua generosità era insuperata, e senza riserve trasmetteva il suo sapere a tutti quelli che cercavano la sua guida.

Egli sta al vertice della liuteria del ventesimo secolo, è un gigante fra gli uomini.

New York, 10 giugno 1985

Tratto dal libro: «Dalla liuteria alla musica: l’opera di Simone Fernando Sacconi», presentato il 17 dicembre 1985 alla Library of Congress di Washington, D.C. (Cremona, ACLAP, prima edizione 1985, seconda edizione 1986, pag. 95 - Italian / English).